ELVIRA D'AMICO è collaboratrice delle Riviste on line OADI Accascina, diretta da Maria Concetta Di Natale ed Enrico Colle ed ABOUTART.COM diretta da Pietro di Loreto
Salvare il Patrimonio Culturale
mercoledì 20 luglio 2022
martedì 19 luglio 2022
domenica 17 luglio 2022
ABSTRACT
Elvira
D’Amico Del Rosso, Le piazzeforti di Milazzo e di Messina dal post-assedio spagnolo alla
rifondazione settecentesca. Da documenti
inediti dell’Archivio di Stato di Palermo. Lombardo Edizioni, Milazzo 2022
Il saggio,
interamente basato su documenti inediti del Tribunale Real Patrimonio
dell’Archivio di Stato di Palermo, prende il via da un evento storico cruciale
per la città di Milazzo, l’assedio spagnolo del 1718-19. E’ infatti a causa di
questo che la Regia Corte invia nelle piazzeforti di Messina e di Milazzo ingegneri
e architetti regi per visionare i danni causati dai bombardamenti e ordinare le
ricostruzioni. Uno dei più importanti di questi è il crocifero toscano Giuseppe Mariani, considerato
apportatore dello stile borrominiano in Sicilia, che esegue nel 1725 un
rilevante intervento sul Palazzo del Governatore di Milazzo. Un altro
avvenimento nefasto di poco posteriore, la peste di Messina del 1743, si rileva
pure punto di partenza per acconci e ricostruzioni in territorio messinese.
Pure in questo caso infatti la Regia Corte manda a Messina rinomati architetti
per il riparo e la messa a punto di alcune fabbriche, in primis il Lazzaretto.
Il più importante di questi è Giovan
Battista Vaccarini, a cui si
deve la ricostruzione della Catania settecentesca e che sappiamo essere stato pure
Abbate della Abbazia di S.Filippo in territorio milazzese.
Il saggio
inoltre mette in luce l’attività dei principali architetti messinesi del ‘700,
ferma alle ricerche di Maria Accascina degli anni ’60 , che si scoprono autori di
rilevanti edifici religiosi, come il rifacimento della facciata del Duomo di
Messina (Antonino Brancati), il
prospetto e l’altar maggiore della chiesa di S.Maria di Pozzo di Gotto (Antonino Basile), ma anche di fabbriche
civili come il molo del porto di Milazzo (Placido
Basile). La parte preponderante dei ritrovamenti documentari riguarda però l’attività
degli ingegneri militari inviati per i ripari delle fortificazioni, che talora si
stabiliscono sul territorio, come nel caso del francese Louis Dummontier, noto finora per la sua attività sulla piazza di Siracusa,
che troviamo ora citato come “ingegnere paesano
di Milazzo”,ove soggiorna dal 1741 al 1742.
I documenti traggono fuori dall’oblio pure nomi di maestranze
sconosciute, che si rivelano artefici di opere significative della cultura
locale, valga per tutti l’esempio della fontana del Mela di Milazzo, oggetto in
passato di fantasiose attribuzioni, ora rivendicata al disegno dell’ingegnere
milazzese Giuseppe d’Ettore ed allo
scultore messinese Giovan Maria Amato.
Anche quest’opera, oggi perduta e ricostruita, è emblematica, assieme al vicino
convento e chiesa del Carmine, della ricostruzione della cittadina di Milazzo dopo
i danni causati dall’assedio spagnolo.
sabato 9 luglio 2022
giovedì 30 giugno 2022
martedì 5 giugno 2018
sabato 15 ottobre 2016
Due inediti atti dotali del 700 all'Archivio di Stato di Messina
Ben celato tra gli atti
notarili di un omonimo notaio messinese, esiste all’Archivio di Stato di
Messina, un volumetto redatto alla fine del ‘700 dal notaio milazzese Antonio
Giardina. Unico superstite , scampato alla distruzione delle preziose fonti
notarili milazzesi dei secoli XVII e XVIII che avrebbero potuto dare un
decisivo contributo alla cultura mamertina, esso contiene, tra atti di vario
genere, due elenchi dotali che rivestono un certo interesse, in quanto possono
integrare le informazioni forniteci dal Piaggia sui costumi settecenteschi
milazzesi, nella sua fondamentale opera “Nuovi studi sulle memorie della città
di Milazzo e nuovi principi di scienza e pratica utilità…”(Palermo,1866). Si
tratta di due brevi elenchi dei beni di due donne appartenenti al ceto benestante
- il “secondario ceto” per il Piaggia-, l’una, Flavia Oliva, che nel 1789 va in
sposa a un Antonio De Maio, l’altra, Caterina Greco che nel 1790 convola in
seconde nozze con il nobile Santo Ryolo.








